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DiMagnus

I dettami della bioedilizia, spiegati

Sarebbe facile pensare alla bioedilizia e alla bioarchitettura come a degli esercizi di stile adatti solo a situazioni distanti dal mondo delle grandi città: costruire in legno o in paglia, in altre parole, è facile in mezzo ai boschi o nelle province, di meno dove c’è più urbanizzazione.

È vero che queste discipline sono un atto di equilibrismo: costruire verde è complicatissimo in città. Per fortuna ci sono dei professionisti testardi il cui esempio sta avendo una grande cassa di risonanza. Per lo più chi si avvicina alla bioedilizia oggi lo fa con la convinzione che questo tipo di progettazione faccia risparmiare: è così, ma non si tratta dell’unico vantaggio!

La bioedilizia e la salute

Non solo detrazioni fiscali e materiali da costruzione di facile reperimento: la bioarchitettura e la bioedilizia sono da prendere in considerazione se la vostra priorità è quella di occuparvi della salute di chi abita vicino. Si costruisce infatti partendo da una gran quantità di materiali, la maggior parte dei quali anallergici e privi di emissioni dannose per il nostro corpo – basti pensare al radon emesso da alcuni materiali da costruzione, o gli ftalati prodotti dalla plastica. Tutti aspetti da considerare, specie dopo una pandemia che ha rimesso al centro l’importanza della “mens sana in corpore sano”.

DiMagnus

Più che ecosostenibili: la bioedilizia

C’è differenza tra architettura ecosostenibile e bioarchitettura (anche nota come bioedilizia). Come spiega bene questo sito, il focus della seconda branca dell’architettura è quello di tenere un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’edificio che si sta progettando: non è possibile realizzare interventi di bioarchitettura su un edificio già esistente, perché i materiali utilizzati per la costruzione, nel 98% dei casi, non sono rispettosi dell’ambiente e non sono ecologici.

Costruire con paglia e fango

Paglia, fango, fibra di canapa, gesso, lana di roccia, legno, sono tutti materiali prediletti da chi si muove nel campo della bioarchitettura e della bioedilizia cercando un’armonia col territorio attraverso tecniche costruttive che hanno spesso origine in un passato lontano. Abbandonate per snobismo, oggi si riscoprono efficaci e funzionali.

I primi studi in materia sono stati condotti negli anni 70, ma a muoversi inizialmente su questo terreno sono stati gli altoatesini alla fine degli anni 80, prendendo ispirazione dalle tradizionali costruzioni alpine completamente in legno (e al massimo in pietra naturale). Il campo si è allargato fino a prendere come fonte di ispirazione edifici di nazioni lontane quali Vietnam, Russia, Belgio e tante altre ancora.

Le considerazioni nei confronti dell’adesione al modello della bioarchitettura ruotano per lo più intorno all’impatto sull’ambiente di materie come plastica e cemento armato, facilmente deperibili e non degradabili. Oltre a favorire materiali naturali, la bioarchitettura studia come trasformare quelli già esistenti in versioni più ecologicamente accettabili che sappiano ottimizzare le risorse e tutelare l’ambiente in cui viviamo.